Come previsto da molti analisti, il Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE) ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse per la sesta riunione consecutiva, alla luce di un quadro internazionale in continua evoluzione e dei possibili effetti di breve termine sull’inflazione legati all’impennata dei prezzi dell’energia. I tassi sulla linea di deposito, sulle principali operazioni di rifinanziamento e sulla linea di credito marginale restano quindi fermi rispettivamente al 2,00%, al 2,15% e al 2,40%.

Nella nota diffusa al termine della riunione, la BCE indica che l’inflazione complessiva è ora prevista al 2,6% nel 2026, al 2,0% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. Rispetto alle proiezioni di dicembre, la revisione è al rialzo soprattutto per il 2026 ed è legata all’aumento dei prezzi dell’energia causato dalla guerra in Medio Oriente. Anche l’inflazione al netto di energia e alimentari viene stimata più alta rispetto a dicembre, con una media del 2,3% nel 2026, del 2,2% nel 2027 e del 2,1% nel 2028.

La revisione riflette l’effetto del nuovo shock energetico provocato dalla guerra in Medio Oriente, che secondo la presidente della BCE Christine Lagarde spingerà l’inflazione “oltre il 2% nel breve termine”. La numero uno dell’Eurotower ha però avvertito che, “se persistente, l’aumento dei prezzi dell’energia potrebbe portare a un incremento più ampio dell’inflazione attraverso effetti indiretti e di secondo ordine, una situazione che richiede un attento monitoraggio”. Allo stesso tempo, ha sottolineato che “la maggior parte degli indicatori delle aspettative di inflazione a lungo termine si attesta intorno al 2%, supportando la stabilizzazione dell’inflazione intorno al nostro obiettivo”.

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L’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, iniziato con gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran lo scorso 28 febbraio, ha fatto schizzare i prezzi di petrolio e gas. Dopo gli attacchi condotti mercoledì da Israele contro il giacimento di gas offshore iraniano di South Pars e la successiva rappresaglia iraniana contro i centri di raffinazione in Qatar, Arabia Saudita e Kuwait, giovedì i prezzi del gas in Europa sono aumentati del 25%, mentre il petrolio ha raggiunto i 115 dollari al barile.

Secondo le nuove proiezioni della BCE, la crescita economica dell’area euro dovrebbe attestarsi allo 0,9% nel 2026, all’1,3% nel 2027 e all’1,4% nel 2028. La revisione al ribasso, soprattutto per il 2026, riflette gli effetti globali della guerra sui mercati delle materie prime, sui redditi reali e sulla fiducia. Francoforte sottolinea però che la bassa disoccupazione, i solidi bilanci del settore privato e l’aumento della spesa pubblica per difesa e infrastrutture dovrebbero continuare a sostenere l’attività economica. Lagarde ha spiegato che “i rischi per le prospettive di crescita sono orientati al ribasso, soprattutto nel breve termine” e che la guerra in Medio Oriente “rappresenta un rischio al ribasso per l’economia dell’area euro, aggravando la volatilità del contesto politico globale”. Un conflitto prolungato, ha aggiunto, “potrebbe far aumentare ulteriormente e per un periodo più lungo del previsto i prezzi dell’energia, pesando anche sulla fiducia”. In questo scenario, “questi fattori eroderebbero i redditi e renderebbero imprese e famiglie più restie a investire e spendere”, mentre “un peggioramento del sentiment sui mercati finanziari globali potrebbe ulteriormente frenare la domanda”.

Lagarde ha inoltre richiamato altre fonti di instabilità che continuano a gravare sull’economia europea. “Ulteriori attriti nel commercio internazionale”, ha detto, “potrebbero interrompere le catene di approvvigionamento, ridurre le esportazioni e indebolire consumi e investimenti”, mentre “altre tensioni geopolitiche, in particolare l’ingiustificata guerra della Russia contro l’Ucraina, rimangono una delle principali fonti di incertezza”.

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Nonostante il deterioramento del quadro congiunturale, la presidente della BCE ha rivendicato la capacità dell’istituzione di affrontare questa nuova fase di volatilità. Lagarde ha affermato che nell’area euro “siamo ben posizionati per navigare questa incertezza”, grazie a un’inflazione rimasta vicina al 2% per un periodo prolungato, ad aspettative sui prezzi “ben ancorate” e a un’economia che ha “dimostrato resilienza negli ultimi trimestri”. Ha aggiunto che la BCE continuerà a monitorare attentamente gli sviluppi e che “il nostro approccio basato sui dati ci aiuterà a stabilire la linea appropriata” di politica monetaria.

Nelle sue dichiarazioni, Lagarde ha anche delineato la linea da seguire sul fronte delle risposte pubbliche allo shock energetico. “Qualsiasi risposta fiscale allo shock dei prezzi dell’energia dovrebbe essere temporanea, mirata e calibrata”, ha ribadito, aggiungendo che “l’attuale crisi energetica sottolinea l’imperativo di ridurre ulteriormente la dipendenza dai combustibili fossili”. Un passaggio che si inserisce nel dibattito in corso tra i governi europei sulle misure per contenere l’impatto dell’impennata dei prezzi senza compromettere gli obiettivi di finanza pubblica e transizione energetica.

La presidente della BCE ha poi allargato il ragionamento alla tenuta strutturale dell’economia dell’area euro. “Il Consiglio direttivo sottolinea l’urgente necessità di rafforzare l’economia dell’area dell’euro, mantenendo al contempo solide finanze pubbliche”, ha dichiarato. In questo quadro, ha definito “di importanza cruciale” una maggiore integrazione dei mercati dei capitali, il completamento dell’unione dei risparmi e degli investimenti e dell’unione bancaria, oltre all’adozione rapida del regolamento sull’euro digitale.

Come ha osservato il Financial Times, la decisione della BCE sui tassi arriva dopo analoghi avvertimenti da parte di altre banche centrali, tra cui la Federal Reserve, sugli effetti della guerra con l’Iran sui prezzi al consumo. Ma da Francoforte il messaggio resta prudente: la nuova crisi energetica spinge inflazione e incertezza, indebolisce la crescita e complica le scelte di politica monetaria, senza però alterare, almeno per ora, la convinzione della BCE di poter gestire il quadro con un approccio graduale e guidato dai dati.

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